Pubblicato il - 27 mar 2017

Acufene pulsante e non pulsante: quali sono le terapie nuove

 

A cura della DR. Laura Carrabba

del Centro acufeni del U.O.C. di Audiologia e Vestibologia dell’A.O.U. Federico II di Napoli.

 

-Che cos’è un acufene?

L’acufene è la percezione di un suono nelle orecchie e nella testa, in assenza di una stimolazione uditiva.

-L’acufene è una malattia?

Non è una patologia, ma un sintomo che può essere determinato da diverse patologie o disfunzioni nell’apparato uditivo o anche in altri distretti corporei.

-Gli acufeni sono tutti uguali?

No, una recente classificazione ha suddiviso gli acufeni in due grandi categorie, in base alla percezione riferita dai pazienti: acufeni pulsanti e non pulsanti.

L’acufene pulsante è, nella maggior parte dei casi, di origine vascolare, arteriosa o venosa e può essere causato da patologie come aneurismi, stenosi carotidee, ipertensione endocranica. Questa categoria di acufeni corrisponde al cosiddetto “acufene oggettivo”, cioè che, in alcuni casi, può essere udito anche da un esaminatore.

L’acufene non pulsante si suddivide in tre tipi: acuto, parossistico e costante.

Esso corrisponde al cosiddetto “acufene soggettivo” e più frequentemente è di tipo costante.

Le cause sono tutte quelle patologie che portano ad un danno uditivo, come otosclerosi, presbiacusia, ipoacusia cocleare da trauma acustico o da ototossicità, malattia di Meniere, neurinoma del nervo acustico; o anche semplicemente la presenza di un tappo di cerume nel condotto uditivo, una otite media o esterna, una disfunzione tubarica.

Un acufene soggettivo costante può essere presente anche in caso di udito normale perché ha origine dal sistema nervoso centrale.

Un tipo di acufene costante è quello somato-sensoriale, che può essere evocato o modulato da input che provengono dai sistemi somato-sensoriale, somato-motore o visuo-motorio. In questo caso, l’origine è da ricondurre a disfunzioni o patologie a carico dell’articolazione temporo-mandibolare, o dei muscoli, tendini e ossa del cranio e del collo.

-C’è una cura per gli acufeni?

Dal punto di vista terapeutico, in caso di acufene acuto, insorto da pochi giorni da sordità improvvisa virale o vascolare, da otite acuta o da idrope endolinfatica, le terapie sono in genere farmacologiche e sono volte alla riduzione del fenomeno causa dell’acufene; in questi casi può essere utile anche l’ossigeno-terapia iperbarica.

Nel caso di acufene soggettivo cronico, gli attuali protocolli terapeutici concentrano l’attenzione non solo sul sintomo e sulla sua origine, ma soprattutto sul paziente affetto da acufeni, in un approccio “olistico” che tenga conto anche delle abitudini di vita, l’alimentazione, il vissuto emotivo, l’ambiente in cui vive e lavora.

-Esistono dei trattamenti standard o la cura va personalizzata?

Il trattamento è personalizzato a seconda della causa dell’acufene e del soggetto che ne soffre, ma non può prescindere da elementi importanti, come la presa in carico del paziente in un percorso a lungo termine: il counseling, che consiste nell’informazione, l’istruzione , la rassicurazione e la stimolazione sonora (sound-therapy).

-Che cos’è la “sound therapy”?

La stimolazione sonora consiste: nell’applicazione di protesi acustiche, nel caso di soggetti affetti da ipoacusia , in modo fargli avere un effetto “mascherante”  dell’acufene con l’ascolto dei rumori ambientali.                                                                                           

 Nel caso di normoudenti essa consiste nell’utilizzo di apparecchi da tavolo (palla sonora) o CD, i-PAD, , che producono suoni costanti (rumore bianco, pioggia, vento, mare), con l’obiettivo di deviare l’attenzione dall’acufene ed indurre l’“abitudine”.      Questa riabilitazione (T.R.T. o tinnitus retraining therapy), proposta e diffusa nel 1990 dal Prof. Jastreboff, ancora oggi è valida ed è utilizzata nella maggior parte dei centri audiologici mondiali.

-Vi sono nuove terapie?

Nel corso degli anni sono stati sperimentati e proposti altri trattamenti come:

  • la T.M.S., che consiste in una stimolazione con onde elettromagnetiche dell’area del cervello che si attiva in caso di acufene, con risultati parziali e limitati nel tempo;
  • i “training percettivi”, che consistono in esercizi di allenamento acustico, con lo scopo di deviare l’attenzione dall’acufene.

Dal 2000 il Centro acufeni del U.O.C. di Audiologia e Vestibologia dell’A.O.U. Federico II di Napoli, si occupa dello studio, della diagnosi e del trattamento dei soggetti con acufeni.

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