Pubblicato il - 15 mar 2017

Ototossicità da farmaci, i medicinali che possono danneggiare l’udito

 

del Dott. Salvatore Mazzeo Medico di Medicina Generale e
specialista in Otorinolaringoiatria operante a S.Antimo.

L’ototossicità è un effetto indesiderato di alcuni farmaci che sono capaci di indurre lesioni, reversibili e irreversibili, a carico dell'orecchio interno, sia della coclea che del vestibolo. Tali lesioni possono portare alla perdita temporanea o permanente dell'udito, e/o a disturbi dell’equilibrio.          

I danni alla coclea si manifestano con ipoacusia di tipo neurosensoriale, progressiva. Inizialmente sono interessate le frequenze acute, ma in seguito sono compromesse anche quelle medie e gravi con l’evoluzione verso una ipoacusia più profonda. La riduzione uditiva è spesso preceduta dall’insorgenza di acufeni e può essere accompagnata da vertigini oggettive.

I danni al vestibolo si manifestano con disturbi dell’equilibrio come instabilità, perdita di equilibrio e vertigini oggettive.

L'ototossicità di un farmaco presenta una patogenesi tossica diretta per cui dipende dalla dose, dalla durata della terapia, dalla via di somministrazione, dalla somministrazione contemporanea con altri farmaci potenzialmente ototossici, dalla sensibilità individuale, dalla predisposizione genetica e dall’eventuale presenza d’insufficienza renale.

Ototossicità da farmaci, ecco quelli che possono causare problemi di ipoacusia

I farmaci ototossici che possono determinare danni a livello cocleo-vestibolare sono: gli antibiotici aminoglicosidici, gli antibiotici glicopeptidici, gli antibiotici macrolidi, gli antitumorali a base di platino, un diuretico quale la furosamide, gli antimalarici chinino e clorochina, i FANS e l’aspirina.

Gli antibiotici più studiati da questo punto di vista sono gli aminoglicosidi. Di questi alcuni sono più tossici per la funzione cocleare (diidrostreptomicina, kanamicina, neomicina, amikacina), altri per la funzione vestibolare (streptomicina, gentamicina, tobramicina, sisomicina), anche se a volte possono essere interessate entrambi le funzioni, con comparsa di ipoacusia, acufeni e vertigini.

Gli effetti ototossici degli aminoglicosidi sono oggi ben conosciuti. Il rischio di ototossicità aumenta con l’uso concomitante di diuretici, in presenza d’insufficienza renale, e, per trattamenti prolungati oltre i 14 giorni. L’uso di questi antibiotici è attentamente regolato e monitorato. La neomicina e la streptomicina sono usati solo per uso topico. Tra gli amino glicosidi si preferisce la netilmicina che ha dimostrato essere meno ototossica.

I macrolidi Eritromicina e Azitromicina sono ototossici soltanto ad alte dosi e per via endovenosa.

I glicopeptidi Vancomicina e Teicoplanina sono ototossici in presenza di insufficienza renale.

Cisplatino, Carboplatino ed Oxiplatino, chemioterapici contenenti platino, hanno una potente azione ototossica. La riduzione dell’udito può essere profonda e permanente e può manifestarsi immediatamente dopo la prima dose o in seguito, anche diversi mesi dopo il completamento del trattamento. L'ipoacusia è neurosensoriale, bilaterale, progressiva e irreversibile. L’udito andrebbe monitorato prima di iniziare la chemioterapia, durante e dopo.

Furosemide e altri diuretici dell’ansa possono indurre l’insorgenza di una ipoacusia temporanea o permanente se usati ad alti dosi e per lunghi periodi.

Chinino e clorochina, farmaci antimalarici, usati ad alte dosi e per lunghi periodi, possono essere ototossici e causare un’ipoacusia permanente.

FANS ed Aspirina causano ipoacusia ed acufeni generalmente reversibili soprattutto se usati per lunghissimi periodi.

Sul piano morfopatologico, si possono avere alterazioni a livello centrale (fenomeni degenerativi dei nuclei cocleari e vestibolari) e periferico (distruzione delle cellule sensoriali delle macule, delle creste ampollari dell’organo del Corti e ganglio spirale).

La patogenesi delle lesioni cocleari è legata alle gravi e complesse alterazioni biochimiche che i suddetti antibiotici determinano a livello endolinfatico con conseguente modificazione del potenziale endococleare.

Alcune precauzioni da seguire per evitare lesioni e il rischio di danni uditivi

I farmaci ototossici non devono essere usati per applicazioni locali in caso di perforazione timpanica per evitare che penetrino e diffondano nell'orecchio interno; non devono essere usati in gravidanza; non devono essere usati negli anziani e nei soggetti con ipoacusia.

Le lesioni cocleari sono spesso asintomatiche e perciò difficilmente rilevabili se non viene effettuato un esame audiometrico, per cui è opportuno praticare un controllo audiometrico quando si usano farmaci ototossici.

Le lesioni vestibolari comportano sintomi evidenti come cefalea, nausea, vomito, vertigini e disturbi dell’equilibrio e sono facilmente riconoscibili.

I disturbi uditivi sono reversibili se il trattamento viene rapidamente interrotto, ma possono portare a sordità bilaterale completa se la terapia è protratta oltre un certo limite. I danni vestibolari persistono più a lungo, anche dopo interruzione del trattamento, e, a volte, diventano permanenti.

I danni tossici oto-vestibolari da farmaci possono essere in parte prevenuti con il loro impiego razionale e mirato, seguendo alcune regole pratiche molto importanti quali: controllare la funzione renale, usare la via endovenosa diretta solo nei casi più gravi, evitare trattamenti prolungati, non associare farmaci ototossici, non usare tali farmaci in gravidanza e negli anziani politrattati o con deficit uditivi.

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